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:: AFFARI ITALIANI :: 2007, fuga da Milano.

Da politico oggi dovrei parlare del "nuovo" Partito di Berlusconi, dell'informazione taroccata di Rai e Mediaset, dei poveri Savoia che fanno causa allo Stato o della tormentata marcia dell'ecopass giunta al suo termine.
Niente di tutto questo, per oggi niente polemiche e niente numeri, ma solo una riflessione che vorrei condividere con chi mi legge. Una riflessione amara. Da milanese, figlio e nipote di milanesi, che da trentaquattro anni vive, lavora e ama in questa città, sono costretto a dire che non ne posso più. Non so se capita anche a voi ogni tanto, ma Milano mi sta sempre più stretta e non vedo l'ora di andarmene da un'altra parte. Certo per colpa di tutti i balordi che in questi anni hanno contribuito a rovinare la nostra città, ma in parte anche per colpa degli stessi milanesi.
Sicuramente Milano è sempre meno Milano per colpa degli spacciatori, dei ladri rom, delle prostitute ovunque e a qualunque ora, di chi occupa le case popolari, di chi bivacca nei parchi, di chi rapina scippa e molesta.
Però il degrado, spiace dirlo, è entrato anche in casa nostra. Degrado è anche il parcheggio selvaggio di tutti fottendosene degli altri, magari sulle rotaie del tram, magari bloccando per un'ora centinaia di nostri concittadini. Degrado è tirar giù il finestrino della macchina e sbattere fuori tutta la sporcizia cruenta che abbiamo sul sedile. Degrado è fregarsene se qualcuno sta male per strada o se qualcuno viene aggredito sul tram "perché è meglio farsi gli affari propri". Degrado è non conoscere chi abita sul nostro stesso pianerottolo, chiudersi in casa la sera e limitarci ad uscire magari il sabato per l'ammucchiata al centro commerciale. Non è sociologia d'accatto, ma è l'amara costatazione di una città che rischia di spegnersi se non si interviene rapidamente.
I dati del censimento ci dicono che nel 1991 a Milano risiedevano regolarmente 1.370.000 persone, 10 anni dopo ne erano rimaste 1.250.000, le altre (soprattutto i giovani) hanno scelto, hanno dovuto scegliere, Brescia, Bergamo, Como o i comuni della provincia.
O Milano rialza la testa, e con lei tutta la Lombardia, tenendosi i suoi soldi e riabituando la sua gente a vivere la sua città,. Oppure l'anno prossimo commenteremo la perdita di altri 50.000 milanesi.
P.S.: per il momento continuo a vivere, a lavorare e a battagliare a Milano e per Milano. Tra un anno non so .

23 novembre 2007
Matteo Salvini


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