:: AFFARI ITALIANI :: Lega a sinistra: tutte balle
Umberto Bossi, dopo venti anni di battaglie combattute in piazza e in Parlamento per portare a casa il federalismo e un po’ di libertà e soldi per il Nord, parla per un’ora con il Presidente del Consiglio. Parla di legge elettorale, immigrazione e per l’appunto di federalismo. Una cosa normale, quasi banale, su cui qualche giornale (vedi Libero) monta tanta aria fritta.
Non c’è in ballo ovviamente nessuna ipotesi di far da stampella a un governo allo sbando, né nessun inciucio con la sinistra. Semmai le cronache politiche ci dicono che solo negli ultimi mesi più di una volta non solo Casini, ma anche gli stessi Berlusconi e Fini, hanno parlato di larghe intese e governi tecnici, non cogliendo al volo l’occasione di chiedere subito nuove elezioni nei giorni di crisi del governo Prodi. Proprio due giorni fa poi molti autorevoli esponenti del centrodestra hanno dato la loro adesione a un referendum elettorale truffa che manderebbe a farsi benedire qualsiasi possibilità di riformare il paese, men che meno in senso federale.
In questo quadro dunque da elettore e da militante leghista non solo approvo la scelta di Bossi e di Maroni di parlare con tutti per capirne la reale disponibilità a portare avanti una riforma federale, ma mi stupisco dello stupore di qualcuno. A meno che questo qualcuno non voglia nascondere dei suoi imbarazzi.
Proprio due giorni fa infatti si è cominciato a parlare concretamente della cancellazione della legge Bossi sull’immigrazione per spalancare le porte di questa povera Italia a milioni di immigrati concedendo gentilmente loro anche il diritto di voto dopo solo cinque anni di residenza. E se non ricordo male non più tardi di due anni fa erano gli stessi Berlusconi, Fini e Casini a sostenere il diritto di voto per gli immigrati.
Se di confusione si può parlare non si guardi in casa della Lega.
“Si tratta con chiunque pur di portare a casa il federalismo”. Lo dicevano Bossi e Miglio quindici anni fa, l’obiettivo della Lega non è cambiato di una virgola.
Matteo Salvini
27 aprile 2007 |